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Tempo di vacanze, anche se mentre sto scrivendo il viaggio a Sharm è già un ricordo.

L’ultima volta sono stato a Sharm 4 anni fa, prima di partire pensavo:” Cosa vuoi che sia cambiato in così poco tempo”. Eppure non è la stessa che ricordavo e per certi aspetti non la ho trovata migliorata.

Sono rimasti uguali gli egiziani, insistenti allo sfinimento, con la loro guida da pazzi “a fari spenti nella notte”, la confusione di Naama Bay alla sera che ricorda Milano Marittima in agosto, i resort che ti sembrano piccoli angoli di paradiso con le palme, gli ombrelloni e i drink a bordo piscina.

Cosa abbiamo trovato di diverso allora? Il mare.

L’impressione è che ci sia uno sfruttamento del turismo subacqueo talmente intensivo che sta cambiando l’ambiente marino. Insomma un po’ di degrado per quella che tutte le guide non esitano e descriverti come “la seconda barriera corallina al mondo per bellezza” è evidente. Anche se non credo che tutta la colpa sia degli egiziani. La pinnata maldestra di qualche sub un po’ meno esperto o che non resiste alla tentazione di toccare questo o quello, non aiutano se si moltiplica per decine di subacquei al giorno.

Le nostre immersioni hanno spaziato dallo stretto di Tiran, al parco marino di Ras Mohammed, una piccola uscita in notturna, per finire con un paio di tuffi a Dahab. Meno pesce rispetto a quello che ricordavo, e corallo sofferente in diversi punti.  Al Blue Hole a Dahab nonostante la guida del diving si sia impegnata per farci arrivare nel momento meno trafficato, quasi serviva il numeretto per la fila all’ingresso in acqua. Non oso immaginare quando c’è più traffico!

Belle sono state le immersioni su Gordon Reef e Jackson Reef nello stetto di Tiran. Più deludente Ras Mohammed.

Che altro dire? Gustatevi un po’ di Foto!

Ciao!

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Immersioni di riscaldamento a Krnica.  Si fa per dire riscaldamento, che siamo ancora in inverno si sente per fortuna le mute stagne permettono un tuffo con l’acqua a 9 gradi.

Arriviamo a Krnica nel primo pomeriggio con una bella giornata di sole e il mare calmo,  si carica l’attrezzatura in barca e in pochi minuti lasciamo il porto. Faremo due immersioni in drift lungo una parete. Il gruppo è costituito da Giada e Simone, i due Ivan e Maicol il più giovane di tutti. Durante la navigazione siamo concentrati nei preparativi dell’attrezzatura e quasi non ci accorgiamo di alcuni delfini che nuotano poco lontani da noi. Il mare continua ad essere liscio, il sole ci accopagna, quasi mi illudo che al ritorno il suo tepore ci accopagnerà. Ascoltiamo il briefing di Ivan e via con il tuffo.

La visibilità è buona e c’è una leggera corrente. Il pesce non manca, in breve ci portiamo intorno ai 30 metri curiosando dentro i buchi della parete. I ragazzi sono tutti a loro agio e nuotiamo tranquilli.Dopo poco più di una trentina di minuti, il freddo comincia a farsi sentire, breve cenno di intesa e ci si prepara alla risalita, Ivan “spara” il pedagno, di corsa a riscaldarsi con un tè caldo (grazie Maurizio!).

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